Vendita di armi alle zone a rischio di guerra 
 
Marzo 2003.  
In pieno periodo di guerra (USA/UK contro IRAQ) il 27 marzo il Parlamento approva la nuova direttiva sul commercio delle armi (disegno di legge 1547 di modifica alla legge 185/90). 
E' paradossale che la legge vada proprio nella direzione che ha permesso a Saddam Hussein di armarsi (le armi in suo possesso sono state in gran parte acquistate da Paesi occidentali, USA inclusi, a cui una volta il dittatore faceva comodo). 
Il ddl ratifica l'accordo di Farnborugh (27 luglio 2000), sottoscritto per facilitare la ristrutturazione dell'industria bellica europea. I sottoscrittori, Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Svezia, coprono il 90% della produzione europea. 
Secondo Nicoletta Dentico di Medici Senza Frontiere, la vecchia legge era una delle più avanzate in materia di armamenti. Con la nuova legge, la destinazione finale delle armi non è più nota, e inoltre sarà consentito avere rapporti commerciali con Paesi che commettono violazioni dei diritti umani definite "non gravi" (e che sarà mai una violazione "non grave"? picchiano gli oppositori al regime, ma li picchiano piano??). 
Amnesty International, Pax Christi tramite il coordinatore nazionale Tonio Dall'Olio e Vittorio Nozza della Caritas Italiana esprimono preoccupazione per questa ratifica, e continueranno ad appoggiare la campagna contro. 
La campagna contro la modifica infatti continua (era ospitata da http://web.vita.it/185). 
Uno dei prossimi obiettivi è usare il semestre di presidenza italiana dell' UE per rendere vincolante dal punto di vista giuridico il codice di condotta europeo sul commercio delle armi. 
 
 
Giugno 2002.  
Ti consiglio di sostenere la campagna contro la modifica della legge 185/1990. La modifica che potrebbe passare in parlamento semplifica la vendita di armi dall'Italia alle zone a rischio di guerra. Non dimentichiamoci che pochi anni fa a Sarajevo la gente si ammazzava con i nostri fucili. Per maggiori informazioni www.paxchristi.it info@paxchristi.it 
 
 
Purtroppo dietro al commercio di armi c'è anche l'appoggio (almeno finanziario, di grandi gruppi bancari come BNL BCI SanPaolo e altre grosse banche...). 
2001: vendite autorizzate di armi italane, 864 milioni di euro; 2002, 920 milioni di euro. 
 
 
 
 
 
 
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